Titanic


Il menu dell’ultima cena sul Titanic racconta l’alta cucina di inizio Novecento

di Chef Milord

Ricordate lo spot di una famosa pasta firmato da Federico Fellini negli anni Ottanta? Una bellissima dama ascoltava al ristorante la proposta del maître come il consommé al foie gras, tutti piatti di alta cucina francese, ma alla fine sbottava e ordinava: rigatoni.
Anche sul Titanic, benché la nave fosse britannica, la proposta culinaria era ispirata alla grande cucina francese di Escoffier, di Carême, di Vatel.
Tutti (o quasi tutti … ) sanno cosa successe, visto che il film del 1997 di James Cameron, intitolato semplicemente Titanic, è la pellicola che ha incassato di più (ben oltre il miliardo di dollari) nella storia ultrasecolare del cinema.
Nel film tutto girava attorno alla storia d’amore fra Leonardo Di Caprio e Kate Winslet.
Il Titanic era ben oltre: Era l’orgoglio della marina commerciale di Sua Maestà (fu realizzato a Belfast, Irlanda del Nord). Famosa è l’affermazione che questa nave gioiello della linea White Star fosse inaffondabile. Era anche il simbolo di un mondo che dà lì a poco, nel 1914, sarebbe finito. Perché con l’attentato di Sarajevo che farà esplodere l’Europa dando inizio alla Prima Guerra Mondiale si chiuderà tragicamente la Belle Époque.
Di quegli anni spensierati, il Titanic aveva tutto.
Compreso un ristorante di superlusso ispirato alla cucina francese. Era arredato in stile Luigi XVI e aveva come direttore un italiano, Luigi Gatti.
Esisteva anche un ristorante per i passeggeri di prima classe, di seconda classe e di terza classe.

Il Titanic affondò negli ultimi anni dell’epoca edoardiana: I più abbienti si cibarono in abbondanza.
Il cibo era ricco e grasso, spesso accompagnato da vino e liquori in quantità sufficiente per prendere una sbornia.
La sera del 14 aprile un gran numero di passeggeri di prima classe furono invitati ad una festa ospitata nell’eccellente “Ritz”, ossia al Ristorante A’ la Carte.
L’elaborata cena comprese fino a dieci portate: era un’occasione sociale che poteva durare parecchie ore.

I piatti furono serviti a sinistra e rimossi alla destra dei commensali.
Le bevande vennero versate da destra e mai più di due terzi di bicchiere (mezzo bicchiere di vino, per intenderci).
Gli antipasti comprendevano ostriche, brodo, crema d’orzo e salmone bollito in salsa di cetrioli.
Le portate principali includevano filet de boeuf, poulet Lyonnaise, agneau à la menthe, canard rôti à la compote de pommes, surlonge de bœuf aux pommes de terre.
Pois, crème de carottes, riz bouilli et pommes de terre nouvelles.
A questo punto un “punch”, l’equivalente del nostro sorbetto seguito poi da piccione arrosto, asparagi in insalata, paté di fegato d’oca e sedano.
Il dessert: oltre al classico “pudding” (tipico budino anglosassone), pesche in gelatina con liquore, bignè di cioccolato e vaniglia e gelato.

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Ecco un estratto:

Consommé Olga,


Sauté di pollo lyonnaise,

 


Crème Parmentier,


Hors d’oeuvre varies oysters

 

Huîtres au vin mousseux et à l’oignon,

 


Filet mignon,

 

Surlonge de bœuf,

 

Canard rôti,

 

Carré d’agneau,

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Waldorf pudding

Paté de foie gras

 

Cream alla Barley

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Il consommè Olga passerà alla storia della cucina proprio perché servito in quell’ultima, tragica, cena.
Era un brodo di manzo con aggiunta di coquilles Saint Jacques, in italiano capesante.
Fra i dessert le ‘peaches in Chartreuse jelly’, ovvero pesche affettate in un succo a base del celebre liquore Certosa.
Ma anche éclairs al cioccolato e alla vaniglia, ancora oggi vanto della pasticceria francese.

Il ristorante à la carte, detto anche Ritz, era aperto dalle 8 di mattina fino alle 23 di sera.
Era grande, potendo contenere 170 coperti, ed era riservato a chi aveva pagato circa 4.300 dollari per il passaggio da Southampton a Londra.
Ma diciamoci la verità, anche nel ristorante di prima classe non se la passavano male.
Il menù di quel 14 aprile (il viaggio era iniziato 4 giorni prima) prevedeva:
Filetto di rombo,
Uova all’Argenteuil (con asparagi e panna),
Pollo alla Maryland,
Pasticcio di agnello e prosciutto con verdure.

C’era poi la griglia (con le costolette di montone) e il buffet.
E qui si trovavano salmone con sauce mayonnaise, gamberi in casseruola, acciughe norvegesi, il polpettone di pollo e l’immancabile roastbeef.
Si chiudeva con i formaggi più pregiati: Stilton, Cheddar, Roquefort, ma anche – guarda guarda – il Gorgonzola.
Ma nelle dispense della nave erano finite anche 30 forme di Parmigiano, utile per preparare la Parmentier.

Gli ospiti terminarono la loro cena sorseggiando caffè.
Il menu di prima classe, qui riprodotto, include i numerosi effettivi piatti serviti durante la leggendaria “ultima cena” sul TITANIC.
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Il cibo riservato ai passeggeri di seconda classe venne preparato nella medesima cucina dei passeggeri di prima classe.
Il menu, però, non fu così elaborato, ma sicuramente fu ben servito.
Fu loro offerto un brodo di tapioca, merluzzo affumicato in salsa piccante, pollo e riso al curry, agnello in salsa di menta, tacchino arrosto in salsa di lamponi, piselli, purea di rapa.
La portata principale fu a base di riso bollito e patate arrosto e bollite.
Anche in questo caso non poteva mancare il “pudding”, noce di cocco, gelato, frutta fresca e formaggio.

La cena terminava con biscotti e caffè.
Qui, il menù di seconda classe dell’ultima sera.
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Ben diversa ancora la situazione dei passeggeri di terza classe: occorre dir che, i passeggeri di terza classe, trovarono a bordo del Titanic una condizione sociale migliore e ben diversa da quella a cui erano abituati.
Basti pensare che molti di essi, ad esempio, non sapevano neanche che cosa fosse una toilette!
Sicuramente molti passeggeri trovarono maggiori confort a bordo che non a casa loro!
All’epoca, per viaggiare sulle navi, furono i medesimi immigranti a doversi procurare la biancheria da letto (e le camere erano delle vere e proprie camerate e non offrirono in alcun modo un minimo di privacy).
Per la questione cibo furono sempre loro stessi a doverselo portare a bordo.
Il concetto venne ribaltato con il Titanic: Anche i modesti passeggeri di terza classe ebbero l’opportunità di essere trattati con dignità, rispetto ed in maniera decorosa.
Le cabine diventarono luogo di riservatezza e le sale da pranzo erano delle vere e proprie spaziose sale, con tanto di personale di servizio.
Ciò fece sì che la terza classe sul Titanic fosse di gran lunga la migliore anche delle prime classi installate sulle altre navi del tempo.

In definitiva le altre compagnie non offrivano certo gli standard di servizio che la White Star Line e nella fattispecie il Titanic, era in grado di sostenere.
Gli ospiti di terza classe furono sicuramente entusiasti di consumare menù a base di carne bovina, stufato, pane, burro e frutta fresca.
Quella sera del 14 aprile, come dal Menu qui riprodotto, ebbero modo di terminare la loro cena con un pasto leggero a base di biscotti e formaggio.

Sapori intensi, completi, opulenza e delicatezza per un pubblico, quello di prima classe, considerato più grossier, decisamente il più ricco.
Ottimi sapori e squisitezza per i passeggeri di seconda classe, buongustai e sicuramente medio-alti borghesi.
Pienezza e sapori robusti con una grande varietà e freschezza per i passeggeri di terza classe, non certo abituati a due pasti completi più la colazione al mattino.
E comunque il naufragio li accomunò tutti, ricchi e poveri, viaggiatori per diletto e per necessità (la terza classe era piena di emigrati che non avrebbero mai visto la Statua della Libertà, o come dicevano loro “la Merica“).

L’orchestrina della nave, come è noto, suonò finché le acque gelide non travolsero anche i musicisti, insieme a quei ristoranti che fino a poche ora prima avevano servito in modo impeccabile i classici di una gloriosa tradizione culinaria.

Cordialità

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